Chi paga l’amministratore di sostegno?

Chi paga l’amministratore di sostegno? Scopri quando l’incarico è gratuito, chi rimborsa le spese e quando il giudice riconosce un’equa indennità.

Avv. Fabrizio Gentili

10/1/20263 min read

Beneficiario e familiare esaminano le spese dell’amministrazione di sostegno durante una consulenza
Beneficiario e familiare esaminano le spese dell’amministrazione di sostegno durante una consulenza

L’incarico è di regola gratuito. L’amministratore può ottenere il rimborso delle spese sostenute nell’interesse del beneficiario e, se il Giudice tutelare lo ritiene giustificato, un’equa indennità. Non esiste uno “stipendio automatico” né una tariffa valida per tutti. In caso di indennità riconosciuta, la somma viene normalmente prelevata dal patrimonio della persona amministrata.

L’amministratore di sostegno ha diritto a uno “stipendio”?

No. La regola della gratuità deriva dall’articolo 379 del Codice civile, applicabile all’amministrazione di sostegno tramite l’articolo 411. Vale anche quando il Giudice tutelare nomina un professionista esterno alla famiglia: la nomina, da sola, non crea un diritto a un compenso professionale periodico. La legge consente però al giudice di riconoscere un’equa indennità, considerando l’entità del patrimonio e le difficoltà dell’amministrazione. Si tratta di una valutazione del caso concreto: non basta aver svolto l’incarico o aver impiegato molte ore per ottenere automaticamente una determinata somma.

Chi paga l’eventuale indennità?

Quando il Giudice tutelare la riconosce, l’indennità grava, di regola, sulle risorse del beneficiario. Il giudice deve valutare anche la sua situazione economica: il patrimonio è quindi rilevante sia per decidere se riconoscere l’indennità sia per determinarne l’importo. Un figlio, un fratello o un altro parente non diventa debitore dell’indennità per il solo rapporto familiare, neppure se ha presentato il ricorso per la nomina. L’amministratore non può stabilire da sé quanto prelevare come indennità dal conto del beneficiario: occorre il provvedimento del giudice.

Se un familiare ha assunto separatamente un impegno di pagamento, per esempio conferendo un incarico a un avvocato, si tratta di un rapporto diverso. È essenziale leggere il preventivo e l’eventuale accordo prima di confondere le spese di assistenza legale con l’indennità per l’ufficio di amministratore.

Spese rimborsabili e indennità sono due cose diverse

Il rimborso riguarda una spesa effettivamente anticipata per svolgere l’incarico nell’interesse del beneficiario. Possono essere rilevanti, secondo il caso, costi documentati per certificati, corrispondenza o spostamenti necessari. Conviene conservare ricevute, giustificativi e una breve indicazione del motivo della spesa.

L’equa indennità, invece, è una somma che il giudice può attribuire per gli oneri e le difficoltà dell’attività svolta. Non è una restituzione automatica di ogni costo e non va confusa con un compenso professionale. Le spese del beneficiario, come assistenza domiciliare e utenze, restano a loro volta un’altra voce: riguardano le sue necessità, non il pagamento dell’amministratore.

Come si chiede l’equa indennità al Giudice tutelare?

Il primo documento da leggere è il decreto di nomina: stabilisce poteri, limiti e obblighi dell’amministratore. Per richiedere l’indennità occorre rivolgersi al Giudice tutelare competente depositando un’istanza, illustrando l’attività concretamente svolta, le difficoltà incontrate e le condizioni patrimoniali del beneficiario. La documentazione delle spese anticipate serve invece a distinguere gli eventuali rimborsi dall’indennità.

I tempi e le modalità pratiche possono variare secondo le indicazioni del tribunale e del giudice. Il rendiconto è uno strumento importante per dare conto della gestione e delle uscite. Prima di prelevare denaro per sé, l’amministratore deve verificare il contenuto del decreto e degli eventuali provvedimenti sulla liquidazione.

Approfondimento: come funziona il rendiconto dell’amministratore di sostegno

Se l’amministratore è un familiare oppure un avvocato, cambia qualcosa?

La regola di partenza rimane la stessa: gratuità dell’incarico, possibili rimborsi e indennità rimessa al giudice. Nella pratica, la complessità della gestione può cambiare molto: curare soltanto poche operazioni ordinarie non equivale a seguire un patrimonio articolato o più questioni giudiziarie.

Se un avvocato assiste un familiare nel ricorso, in un’opposizione o in un’altra attività legale, il suo onorario per quell’incarico è distinto dall’eventuale indennità di amministratore di sostegno. Se lo stesso professionista è anche amministratore, occorre tenere separati i ruoli e verificare poteri, autorizzazioni e possibili conflitti prima di far gravare ulteriori costi sul beneficiario.

Domande frequenti

Quanto guadagna al mese un amministratore di sostegno?

Non esiste una retribuzione mensile stabilita per legge. L’eventuale indennità deve essere riconosciuta dal Giudice tutelare, che ne determina l’importo nel caso concreto.

Chi paga l’amministratore di sostegno nominato dal giudice?

La nomina non comporta di per sé un pagamento. Se il giudice riconosce un’equa indennità, questa viene di regola sostenuta con il patrimonio del beneficiario, tenendo conto delle sue disponibilità.

I figli devono pagare l’amministratore di sostegno del genitore?

No. Non per il solo fatto di essere figli, o di aver chiesto la nomina.

Un familiare amministratore può recuperare le spese anticipate?

Può chiedere il rimborso delle spese pertinenti e documentate sostenute nell’interesse del beneficiario. È opportuno conservarne le prove e riportarle con chiarezza nella gestione e nel rendiconto, secondo le indicazioni del giudice.

Posso pagare direttamente l’amministratore dal conto del beneficiario?

Per l’indennità occorre attenersi al provvedimento del Giudice tutelare; non basta un accordo informale tra familiari. Per rimborsi e altre uscite vanno rispettati il decreto di nomina, la documentazione delle spese e le indicazioni del giudice.

Hai un dubbio su spese, rimborsi o indennità?

Una voce di spesa non spiegata o un prelievo contestato possono creare tensioni nella famiglia e difficoltà nel rendiconto. Esaminare il decreto di nomina, i provvedimenti del Giudice tutelare e i giustificativi aiuta a capire che cosa è dovuto, che cosa può essere rimborsato e come presentare una richiesta corretta.

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